IN QUESTI giorni si sta ragionando a livello governativo di una nuova legge che stimoli la costituzione delle imprese sociali cioè di quelle imprese il cui scopo non è la massimizzazione del profitto ma bensì attività che impattino positivamente sul tessuto sociale ed economico del Paese.

Sono molti gli esempi che si possono fare: le imprese sociali sono quelle che hanno l’obiettivo di soddisfare un bisogno sociale, relativo a beni ambientali, cultura, salute e assistenza, edilizia popolare, tutela del territorio, attività ad alto rilievo sociale e così via e nel contempo creare occupazione.

Sono quelle che potrebbero ben gestire i beni sequestrati alla mafia, oppure la realtà di aziende ristrutturate e in crisi o ancora attività dismesse dal pubblico o dal privato.

Fra l’altro erogando servizi che rispondono ad un bisogno sociale, possono contribuire ad un risparmio significativo per lo Stato: l’Europa sta dando spazio a questo tipo di impresa, con direttive, atti e forme di finanziamento specifici.

Attualmente la legislazione Italiana ha prodotto una legge (155/06) che contenendo definizioni “talebane” delle regole del gioco per le imprese sociali ne ha di fatto limitato la crescita.

Allora perché non fare una nuova legislazione per lo sviluppo dell’impresa sociale, ispirandosi alla legge 211/12 sulle start-up, simbolo di un nuovo modo semplice e incisivo di legiferare? Basterebbe ridefinire, i criteri per divenire start-up e poi azienda sociale (ad esempio limitando il ritorno del capitale per gli investitori a valori contenuti tipo 1% annui, definendo gli ambiti di attività specifici tipo quelli sopra ricordati e così via), allungando nel contempo gli anni di sviluppo delle stesse (permettendone l’estensione di 4 anni in 4 anni dello status con i relativi benefici purché mantengano i requisiti sociali).

Parallelamente andrebbero confermate tutte le novità concesse alle start-up innovative come l’esenzione sostanziale della burocrazia e dei costi di costituzione, godere di forti semplificazioni rispetto alle leggi sul lavoro e l’impiego, poter pagare i propri dipendenti con azioni (stock option) così come pagare i servizi professionali con azioni (work for equity). E inoltre mantenere forti incentivi fiscali e accesso privilegiato al credito.

Sono fortemente convinto che fare leggi semplici e di rapido effetto è una delle scommesse della nuova stagione della politica Italiana: questa potrebbe essere una di quelle.
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